In questo numero di Walaland vogliamo analizzare i dati aggiornati dell’Osservatorio Gallup 2024 (State of the Global Workplace Report), pubblicato ad aprile 2025.

Ma cos’è lo State of the Global Workplace di Gallup❓

Il rapporto “State of the Global Workplace” è un’analisi annuale che raccoglie le opinioni di lavoratori e lavoratrici di oltre 160 paesi, rappresentando più del 98% della popolazione adulta mondiale. Questo studio si basa principalmente sul Gallup World Poll, un’infrastruttura di ricerca globale attiva dal 2005, progettata per misurare la qualità della vita e le percezioni dei/delle cittadini/e su vari aspetti, tra cui l’occupazione, il benessere e la leadership.

Per questa edizione, l’indagine si è basata su dati raccolti nel corso dell’anno 2024. Le interviste sono state condotte tra gennaio e dicembre, fornendo una panoramica aggiornata e rappresentativa delle esperienze di lavoratori/trici a livello globale. Sono stati intervistati circa 1.000 adulti/e per ciascuno dei 160 paesi inclusi nello studio, utilizzando campioni rappresentativi della popolazione nazionale. Le domande sono state poste nella lingua madre dei/delle rispondenti per garantire la comprensione e l’accuratezza delle risposte.

Le tematiche principali esplorate nel rapporto includono:

I dati raccolti sono ponderati per garantire la rappresentatività demografica e geografica, assicurando che le conclusioni siano applicabili a diverse realtà lavorative. 

Cosa ci raccontano i dati? 📉 
Il rapporto evidenzia un peggioramento delle condizioni lavorative a livello globale:

E l’Italia? Sebbene il report non fornisca dati specifici per il nostro Paese, il coinvolgimento medio europeo si attesta al 13% – una percentuale già bassa, che lascia ipotizzare che l’Italia si collochi in linea o addirittura sotto questo dato. In ogni caso, è evidente che il malessere lavorativo non è una questione individuale, ma sistemica.

Il ruolo della leadership
L’Osservatorio mette al centro il tema della leadership efficace, sottolineando come essa si fondi sulla capacità dei/delle leader di rispondere ai bisogni di collaboratori e collaboratrici. Allo stesso tempo, evidenzia una crisi globale della leadership organizzativa, segnata da un forte calo dell’engagement tra i/le manager, con effetti diretti su motivazione, benessere e performance dei team.

Il rapporto evidenzia poi anche una crisi nella stessa leadership intermedia: solo il 27% dei/delle manager globali si dichiara coinvolto nel proprio lavoro, con cali più marcati tra i/le giovani sotto i 35 anni e le donne manager. Poiché il 70% del coinvolgimento di un team dipende direttamente dal proprio manager, questa situazione rappresenta una minaccia per la produttività e il benessere organizzativo. 

Rafforzare la leadership a tutti i livelli è considerato un investimento strategico, con il potenziale di aggiungere fino a 8,9 trilioni di dollari all’economia globale (rappresentando un aumento del 9% del PIL globale) attraverso l’aumento dell’engagement.

Si sottolinea dunque l’importanza di investire nella formazione manageriale: meno della metà dei/delle manager ha ricevuto un’adeguata preparazione, nonostante la formazione di base possa ridurre significativamente il disimpegno. Le organizzazioni che promuovono una cultura della leadership basata su comunicazione chiara, feedback regolari e sviluppo continuo ottengono team più coinvolti e resilienti.

Implicazioni e raccomandazioni 
I dati evidenziano una situazione critica per il mercato del lavoro, con bassi livelli di coinvolgimento e alti livelli di stress e insoddisfazione. Cosa possono fare, concretamente, le aziende per invertire la rotta?

🔄 Rivedere le pratiche di gestione: formando i/le manager per migliorare la comunicazione, il riconoscimento e lo sviluppo professionale dei team. Una leadership empatica, capace di comunicare, ascoltare e far crescere i propri team, è oggi più strategica che mai.
🌟 Promuovere una cultura organizzativa positiva: incentivando la partecipazione attiva, la collaborazione e il senso di appartenenza. Serve costruire una cultura aziendale sana, inclusiva, partecipativa – dove ciascuno possa sentirsi parte di qualcosa che ha senso.
💡Investire nel benessere di lavoratori/trici a partire dall’ascolto su tre livelli: delle persone, per comprenderne i bisogni e valorizzarle; dell’organizzazione, per allinearsi agli obiettivi strategici e alle sfide aziendali; e del territorio, riconoscendo risorse e opportunità locali. Solo integrando questi tre ambiti si può costruire un benessere organizzativo autentico, sostenibile e con un impatto positivo sulla comunità.

A questo punto, una riflessione si impone: ignorare il benessere delle persone è una scelta sbagliata, non solo dal punto di vista umano, ma anche da quello economico. Puntare solo sulla performance senza considerare chi la produce è miope. I dati parlano chiaro: quando le persone non si sentono viste, ascoltate, valorizzate, l’intero sistema ne risente.

Non possiamo più permetterci di non occuparci delle persone. Chi guida le organizzazioni oggi ha davanti una scelta: continuare a ignorare questi segnali oppure trasformare il modo in cui si lavora, promuovendo una cultura organizzativa centrata sulle persone. La seconda opzione è più impegnativa, certo, ma è anche l’unica sostenibile. Per tutti e tutte.